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Lungo la direttrice nord-ovest del territorio posto tra Vicenza e Schio nel comune di San Vito di Leguzzano, la costruzione di questa casa si inserisce in un tipico contesto di piccola espansione suburbana povero di tensioni e di un chiaro statuto. L’intervento è situato all’interno di un ampio lotto stretto ma profondo, che si apre verso sud-est in un ambito agricolo faticosamente salvaguardato dall’intenso sviluppo che questo territorio ha subito e ormai stabilizzato.

La condizione di relativo isolamento all’interno di una situazione di rarefazione insediativa in un territorio fortemente antropizzato, ha giocato a favore della definizione di una strategia compositiva orientata alla percezione e identificazione cristallina del volume architettonico, senza rinunciare ad una necessaria articolazione in relazione ad una ricercata mediazione con lo spazio aperto. Il progetto instaura - o forse solo sottolinea - un possibile rapporto diretto con i manufatti e annessi culturali e agricoli del passato e più indirettamente alla straordinaria vicenda culturale, insediativa e architettonico-paesaggistica della villa veneta dal tardo Quattrocento in poi.

La casa è un oggetto singolare nel paesaggio la cui appartenenza ad un ambito più ampio è talvolta il frutto di un insieme indistinguibile di forme, immagini ed esperienze di diversa provenienza, storia e densità; un oggetto nel paesaggio che appare nella sua singolarità ma al contempo, come un dispositivo pronto a catturarne dall’interno i suoi mutevoli caratteri.

Una certa dose di ambiguità compositiva o forse di “eclettismo”, crediamo possa essere considerato un punto di forza e non di debolezza del progetto. Il rettangolo planimetrico che caratterizza l’impianto, in cui le murature perimetrali longitudinali sembrano determinare semplicemente la morfologia complessiva della casa, è in realtà il limite entro il quale il volume architettonico appare leggibile in tre parti, identificabili come unità architettonico-spaziali. I tre semplici volumi che definiscono la zona giorno, la zona notte e il collegamento tra essi, ne costituiscono l’organismo edilizio, intersecandosi e articolandosi con la medesima inclinazione delle falde; una doppia lettura bilanciata dal trattamento omogeneo dell’intonaco, delle finiture e dalla geometria delle aperture. Gli spessi muri longitudinali sembrano comprimere i volumi che si aprono con una certa reticenza verso l’esterno ma con più generosità nel piccolo patio, mediante la stessa dimensione di finestra scelta tra le poche possibilità concesse dalle norme paesaggistiche (110x230 cm.).

La finestra tipo a tutta altezza, ripetuta e diversamente aggregata, enfatizza nella sua serialità le eccezioni delle murature longitudinali che si smaterializzano e prolungano disegnando spazi di transizione tra interno ed esterno. Le falde denunciano la consistenza dei muri perimetrali longitudinali, riproponendo la forza espressiva di un tipico e semplice dettaglio architettonico nelle costruzioni rurali a muratura portante, in cui le murature perimetrali si elevano come timpani oltre la sommità del manto di copertura.

Perpendicolarmente alla casa la tettoia con struttura metallica e copertura in lamiera, orienta e crea le gerarchie necessarie a definire le modalità di accesso e di fruizione delle pertinenze lungo la strada vicinale di accesso alla proprietà. Il manufatto guarda indirettamente al nobile esempio delle barchesse e alle grandi coperture in ferro e lamiera a protezione e stoccaggio del raccolto e del fieno presenti nel territorio.

La casa è costruita ibridando il telaio in cemento armato con una concezione muraria massiccia che si può considerare ormai una tradizione “necessaria “sviluppatasi in Italia dagli anni Cinquanta in poi. A questa consuetudine si è unita la relativa recente tendenza a realizzare esternamente l’isolamento termico, ponendo evidenti problemi di identità e consistenza della materia architettonica muraria.

A volte le iniziali condizioni sfavorevoli in cui si svolge il progetto, per la presenza di vincoli o per limitazioni di varia natura, possono diventare favorevoli nel determinare e fissare per necessità elementi di stabilità. Il progetto incorpora elementi costruttivi ordinari come il timpano, le finestre e gli scuri in legno, camini, tegole in cotto, soglie in pietra, con il fine di coniugare un confort abitativo urbano desiderato dalla committenza in un ambito agricolo e paesaggistico con cui si vuole rinsaldare e sottolineare i legami percettivi e concretamente fruitivi.

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San Vito di Leguzzano (Vi), Italia,

casa di campagna _ fotografie: Nicolò Panzeri

 

 

 

   

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